Per i portatori di handicap è stata istituita la patente di categoria “C”, che abilita direzione nautica di natanti e imbarcazioni da diporto. Il regolamento per la patente nautica n. 146/08 in questi casi prevede che i patentati dovranno essere accompagnati a bordo da almeno un’altra persona di almeno 18 anni d’età, anche senza patente, ma idonea a svolgere le manovre per la conduzione del mezzo e a intervenire per eventuali recueri in mare. La barca utilizzata, inoltre, deve essere equipaggiata con un dispositivo elettronico in grado di consentire in caso di caduta in mare, l’individuazione della persona, la disattivazione del pilota automatico e l’arresto dei motori. L’accertamento dei requisiti fisici o psichici è demandato alle aziende sanitarie locali o a commissioni mediche locali. In relazione al tipo di handicap possono proporre termini ridotti di validità per la patente in relazione al tipo di abilitazione richiesta.
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- Condurre natanti o imbarcazioni con motore di potenza superiore a 40.8 Cv
- Navigare oltre le sei miglia dalla costa, indipendentemente dalla motorizzazione
- Effettuare sci nautico o per condurre una moto d’acqua.
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Per conseguire la patente nautica è necessario aver compiuto i 18 anni.
La patente nautica è soggetta a rinnovo e la sua validità dal momento del rilascio o della convalida è di 10 anni, ridotta però a 5 per i titolari che abbiano superato i 60 anni.
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L’Osservatorio Nautico Nazionale, patrocinato dal Ministero del Turismo, che lo ha eletto l’unico documento esaustivo sul comparto, ha redatto il primo rapporto annuale sul turismo nautico.
Il rapporto analizza tutti gli aspetti legati al turismo dell’acqua e della nautica: da quelli connessi ai loro riflessi territoriali e infrastrutturali (in basso, un marina), ambientali, produttivi economici e di mercato, legislativi e normativi, a quelli relativi alla domanda turistica e alle sue determinanti.
Il primo risultato immediatamente evidente è: le imbarcazioni da diporto sono redditizie per la collettività. La media di spese dirette sostenute da ogni imbarcazione, su base annua, è di 15mila euro per quelle piccole (10-17 metri), di 28mila euro quelle medie (17-24 metri) e di 75mila euro per ciascuna di quelle oltre i 24 metri. Le ricadute patrimoniali sul territorio delle attività turistiche sono anch’esse interessanti: l’escursionismo provoca una ricaduta reddituale di 46€ per persona al giorno, il turismo rurale € 88/pers/gg, il turismo nautico di € 130/pers/gg. In Italia, a oggi, ci sono poco più di 145mila posti barca con un “indice di pressione” di quattro, ossia ci sono quattro barche per ogni posto disponibile in Italia (con agli estremi il Friuli Venezia Giulia con poco più di 1,2 e dall’altra parte Lazio, Emilia Romagna e Liguria oltre a cinque), contro 1,5 della Spagna e due per la Francia.
Ci sono quindi 406mila imbarcazioni oltre i 10 metri in cerca di casa. Queste “senza tetto”, che ovviamente si accasano altrove, tutti gli anni procurano un giro di affari pari a 12 miliardi di euro, con un’Iva di 2,5 miliardi e una imposizione diretta pari a circa sei miliardi di euro per anno. I governi che si sono susseguiti hanno continuato ad annunciare faraoniche e miracolistiche opere pubbliche (Tav, Terzo Valico, ponte sullo Stretto di Messina, variante di valico), ma tanto per citare un esempio nel biennio 2008/2009 sono stati creati solo circa 2000 posti barca nuovi. Se lo Stato, così come fece dopo la seconda guerra mondiale, coalizzasse la mano d’opera purtroppo oggi in eccesso, nella realizzazione di importati opere pubbliche ad alto valore aggiunto (come i porti turistici), si potrebbe assistere a un triplice effetto virtuoso: la diminuzione della disoccupazione, il minor ricorso agli ammortizzatori sociali (che sono indispensabili, ma improduttivi), e il soddisfacimento della domanda di beni (posti barca) produttivi di reddito diretto e indiretto. Sembra che tutti concordino a parole ma latitino nei fatti.
In compenso sembra siamo pronti a riaprire la stagione del “redditometro”. Lo strumento che, a dire della stessa Agenzia delle Entrate, ha diminuito il gettito totale delle imposte rovinando, in compenso, l’aviazione generale e la nautica da diporto. Le imposte devono essere pagate da tutti i contribuenti in proporzione alla loro capacità contributiva, ma l’accertamento deve essere svolto dagli Uffici in modo serio, coordinato ed analitico e non basandosi su metodi empirici ed indiretti. L’accertamento tributario, per genere, induttivo ottiene solo l’allontanamento del cliente (anche quello in buona fede) dalla spendita (consumo) del risparmio in attività ricreative oggetto di presunzione reddituale. E già oggi tre barche su quattro devono emigrare, sarebbe perfetto per il nostro comparto e per il Paese, cacciare anche la quarta.
Tratto da [Yacht Capital] n.1/2010
Sembra di essere ai Tropici, invece siamo nell’Adriatico. La Dalmazia è il più frastagliato tratto di costa mediterranea: qui si naviga tra oltre 1.000 isole. Le Incoronate (nella foto a destra) sono l’arcipelago più grande: 147 isolette brulle, con rari pini e ulivi argentati, che fanno parte di un Parco Nazionale dove si scoprono fondali spettacolari e grotte sottomarine che ne fanno un paradiso per le immersioni. Lungo la costa s’incontrano le cascate di Krk e Mljet, prima di visitare città ricche di storia e monumenti romani e veneziani: Zara, Spalato, Trogir, Korzola, Kvar e Dubrovnik
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A partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Italia ha conosciuto profondi cambiamenti economici.
Il progressivo ridimensionamento del settore primario (agricoltura, allevamento, pesca) a vantaggio di quello industriale e terziario (periodo noto come il boom economico) si è accompagnato a massicce migrazioni, dal Meridione del Paese verso le aree industriali del centro-nord, ed oggi anche dall’estero. La fase di industrializzazione è arrivata a compimento negli anni ottanta, quando è incominciata la terziarizzazione dell’economia italiana, con lo sviluppo dei servizi bancari, assicurativi, commerciali, finanziari e della comunicazione, fino a quel momento rimasti quasi atrofizzati o chiusi entro un quadro giuridico asfittico.
Attualmente l’economia italiana è classificata come la settima al mondo per prodotto interno lordo, la quinta per commercio con l’estero e l’ottava a parità di potere d’acquisto (PPP). Anche l’Italia è un Paese industrializzato, sebbene con caratteristiche sue proprie che lo rendono assai diverso dalla media degli altri Paesi del G8, dell’Unione Europea e dell’OCSE.
Di recente l’industria italiana è stata messa sotto pressione dalla crescita delle cosiddette economie emergenti, soprattutto quelle dell’Asia, che proprio in questi settori hanno beneficiato di un consistente aumento della quota di mercato,e che visto il loro vantaggio a livello di costi della manodopera,possono essere battute solo dalla qualità, qualità non così presente come si pensa nelle medio-piccole industrie, anche per difficoltà di queste nel fare ricerca.
Se questo può costituire un problema per la competitività dell’Italia, tuttavia molti economisti concordano nell’identificare le principali difficoltà per l’economia italiana soprattutto nell’enorme debito pubblico accumulato a partire dagli anni settanta fino ai primi anni novanta e nella struttura del suo sistema previdenziale. Quest’ ultimo problema è aggravato anche dal fenomeno del calo demografico, particolarmente forte negli ultimi decenni del secolo XX.
Altri punti deboli dell’Italia sono l’eccessivo peso fiscale(derivante in gran parte dal debito), la frammentazione delle attività economiche, una certa arretratezza tecnologica e gli squilibri territoriali.
* 1 Settore primario: agricoltura, allevamento, pesca, estrazione
* 2 Settore secondario: industria, edilizia, artigianato
* 3 Settore terziario: servizi, finanza, turismo
* 4 Commercio estero
* 5 Finanza pubblica
* 6 Lavoro
* 7 Note
* 8 Voci correlate
* 9 Collegamenti esterni
Settore primario: agricoltura, allevamento, pesca, estrazione
Agricoltura ed allevamento hanno un peso marginale, e risentono di difficoltà di organizzazione. Nonostante alcuni risultati positivi, per esempio nella coltivazione di olivi, uva da vino ed ortaggi, l’Italia importa ancora molte derrate agricole. Nell’allevamento prevalgono ovini e caprini, specie sull’area appenninica; nelle regioni del Nord si allevano anche bovini e suini. Modesta è l’attività peschereccia. La parte settentrionale d’Italia produce principalmente grano, riso, mais, barbabietola da zucchero, soia, carne, latticini, mentre il sud è specializzato nella produzione di frutta, vegetali, olio d’oliva, vino, e frumento duro.
Anche se con la prevalenza di terreno montuoso non adatto per l’agricoltura, l’Italia ha una grande forza lavoro (1,4 milioni di euro) impiegata nell’ agricoltura. La maggior parte delle aziende agricole sono piccole, con in media 7 ettari per azienda.
L’Italia ha scarse risorse minerarie, ed è anche un forte importatore di energia. Non ci sono importanti giacimenti di ferro, carbone e petrolio. L’estrazione di gas naturale, principalmente nella valle del Po e al largo del mar Adriatico, è recentemente aumentata e costituisce la risorsa mineraria principale del paese.
Settore secondario: industria, edilizia, artigianato
La forza dell’industria italiana consiste nella lavorazione e produzione di manufatti, principalmente in aziende medio-piccole di proprietà familiare. Le industrie meccaniche (auto, moto, macchine utensili, elettrodomestici),difesa(elicotteri,sistemi di difesa,armi leggere,blinmdati ecc ecc), chimiche (petrolio, gomma, farmaceutica), elettroniche, della moda, del tessile, del cuoio, del mobile ,costruzioni,cantieristico navale,energia,metallurgia e agroalimentare sono quelle più rilevanti per l’economia italiana. Le maggiori produzioni industriali sono situate in regioni come Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna.
Il Nord e il nord-ovest Italia hanno tradizionalmente costituito il nucleo dell’industria italiana. I benefici chiave includono: la facilità degli scambi commerciali con il resto d’Europa, la produzione di energia idroelettrica grazie alla presenza delle Alpi, e ampio terreno pianeggiante. Una delle più grandi industrie italiane la FIAT, per esempio, si trova a Torino. Negli ultimi vent’anni sono sorte attività industriali che hanno visto protagoniste prevalentemente imprese di media e piccola dimensione costituite in distretti industriali nel nord-est del paese, tale modello industriale ha visto una consistente diffusione lungo la dorsale adriatica, al punto da costituire una delle caratteristiche peculiari dell’economia italiana. Alcuni economisti tra cui Giacomo Becattini sono stati i pionieri nello studio della variegata realtà dei distretti industriali,che nel corso degli ultimi anni ha visto diversi tentativi di replicazione anche all’estero.[senza fonte]. L’industria pesa poco più del 32%; ma se da questa si escludono le attività legate alle costruzioni, la percentuale scende a circa il 28%. Attualmente l’industria italiana e’ fortemente oriemtata nel settore motoristico(auto,moto,ricambi e accessori ),cantieristico navale(con imprese come Fincantieri(uno dei leader mondiali nella sua categoria),isotta fraschini motori,C.R.D.A.,ecc) ,chimico(Riva, Dalmine Spa,Acciaierie di Terni ecc),farmaceutico(Menarini,Artsana,Farmitalia ecc),energia( Eni,Enel,Terna,Sorgenia ecc),metallurgia,difesa(Finmeccanica, AgustaWestland,MBDA, OTO Melara,Fabbrica d’Armi Pietro Beretta ecc.) e agroalimentare.
L’Italia e’ uno dei paesi leader nella produzione ed il desing di automobili e ciclomotori con imprese automobilistiche come ilGruppo Fiat,che include Alfa Romeo,Lancia,Fiat,Ferrari, Maseratied Ivecouno dei leader mondiali nella produzione di camion e tir.Il gruppo fiatcontrolla anche il gruppo CNH Global,Zastava,Tofaş,Sevel e Abarthe da non dimenticare anche gruppi come Lamborghini e Pagani. Per cio che concerne il settore dei motocicli ci sono imprese leader come Piaggio,Aprilia,Ducati,italjet,Cagiva,Garelli ecc
Settore terziario: servizi, finanza, turismo
Nel settore terziario, un ruolo di rilievo è svolto dal turismo: l’Italia accoglie molti visitatori, specie grazie al suo patrimonio artistico. Anche molti italiani si recano all’estero. Le altre attività terziarie sono importanti, ma non sempre sviluppate. Il commercio con l’estero si svolge in gran parte con il resto dell’Unione Europea, soprattutto con Francia e Germania; importanti sono anche gli scambi con la Cina e gli Stati Uniti.
Commercio estero
I rapporti commerciali più importanti dell’Italia sono con gli altri paesi dell ‘Unione europea, con il quale effettua circa il 59% del totale degli scambi commerciali. Italia è il più grande partner commerciale dell’UE, i paesi in ordine di quota di mercato, sono: Germania (19%), Francia (13%) e i Paesi Bassi (6%).
Le principali esportazioni italiane sono nel campo alimentare, dell’abbigliamento, del lusso delle macchine, dell’arredamento e delle automobili. I più famosi alimenti italiani sono sono stati fatti conoscere al resto del mondo attraverso gli emigrati italiani, in particolare nel Regno Unito, Canada e Stati Uniti. Gli alimenti italiani includono una moltitudine di piatti di pasta (dal 1500), pizza (nata nel 1800 a Napoli), gelato, Prosciutto di Parma, riso, parmigiano e il vino. Le regioni dove si producono i più famosi vini italiani sono la toscana con il Chianti e il Piemonte con il Barolo.
Questa merce di qualità in cui l’Italia si è specializzata sono spesso di DOC. Questo certificato DOC, che viene attribuito dall’Unione europea, assicura che il luogo di tutto il processo produttivo sia riconosciuto. Questa certificazione è considerata importante da parte dei produttori e dei consumatori, al fine di evitare confusione con prodotti di bassa qualità prodotti in serie, ad esempio la Cambozola, in Germania l’imitazione della Gorgonzola.
L’Italia è conosciuta anche per le sue case di moda; Versace, Valentino, Fendi, Gucci, Prada, Cavalli, Sergio Rossi, Dolce & Gabbana, Benetton, Armani e altri.
Ferrari, Maserati Lamborghini, ma anche Alfa Romeo sono tutti nomi associati con il massimo della tecnologia nella produzione di auto. Il principale produttore italiano di automobili, la FIAT, ha una buona reputazione in Italia e all’estero[senza fonte]. Nel campo degli armamenti l’Italia e’ l’8 paese per export di sistemi di difesa e armi e 2 per armi leggere) con multinazionali come finmeccanica, AgustaWestland (uno dei leader mondiali nella produzione di elicotteri), OTO Melara, Fabbrica d’Armi Pietro Beretta. Anche nel campo della cantieristica navale l’Italia ha il suo peso, con Imprese come Fincantieri (uno dei leader mondiali nella sua categoria), isotta fraschini motori, C.R.D.A.,ecc. L’¡export Italiano però opera anche in altri settori come la produzione di componentistica per auto e casa,uno dei leader mondiali nella produzione e esportazione di ciclomotori con imprese come Piaggio,Aprilia,Ducati,italjet,Cagiva,Garelli ecc ecc.L’Italia e’ anche uno dei maggiori produttori nel campo della siderurgia,nel Tarantino ad esempio e’ presente il piu grande impianto siderurgico d’Europa.Attualmente l’impresa Riva e’ la 14*impresa a livello mondiale nella produzione di acciaio. L’export italiano copre anche settori come elettrodomestici per la casa con marche come Rex,smeg,indesit,ariete e san giorgioo nel campo dell’elettronica con imprese come ST Microelectronics. Attualmente l’Italia e’ il 6 paese al mondo per volume dell’export.
Finanza pubblica
Il debito pubblico italiano ammonta a circa 1.650 miliardi di euro nel 2008, secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia; tale cifra corrisponde al 103,7% del PIL italiano dello stesso anno. Le prospettive di un rientro del debito entro livelli prossimi a quelli della media europea (il rapporto debito / PIL di Francia e Germania è di circa il 60%) appaiono quindi molto difficili nel breve/medio periodo.
A partire dal 1992, la politica economica in Italia si è concentrata principalmente sulla riduzione dei disavanzi del bilancio delle amministrazioni pubbliche e nella riduzione del debito nazionale. I governi italiani che si sono succeduti si sono orientati su tagli alla spesa e adozione di nuove misure per aumentare le entrate. Dal 1991 al 2007 l’Italia ha goduto di un avanzo primario del bilancio, al netto dei pagamenti di interessi. Il disavanzo della pubblica amministrazione è sceso all’1,4% del PIL nel 2000, dal 7% nel 1995. L’Italia ha aderito all’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM) nel maggio 1998. Il debito pubblico, che era pari a circa il 124% del PIL nel 1995, è costantemente diminuito fino al 2002, ma da allora è di nuovo aumentato a causa della bassa crescita.
Per quanto riguarda l’inflazione, l’Italia è saldamente all’interno dei vincoli stabiliti dal trattato di Maastricht, un risultato importante per questa nazione storicamente incline all’inflazione. L’inflazione al consumo è scesa al 3,9% nel 1996 e all’1,7% nel 1999, ma è salita nuovamente al 2,5% nel 2000. Nel 1992 un accordo sugli adeguamenti salariali ha contribuito da allora a mantenere bassa la pressione salariale sull’inflazione. La rigida politica monetaria da parte della Banca d’Italia, inoltre, ha contribuito a mantenere basse le aspettative sull’inflazione. Nei primi anni 2000, la combinazione dell’introduzione dell’euro e del boom dei prezzi delle abitazioni è stata responsabile di un tasso d’inflazione ufficialmente vicino al 2,5%, ma popolarmente percepito come molto maggiore.
Lavoro
La disoccupazione ha raggiunto il 6% nel 2007, il suo livello più basso dal 1992. Purtoppo la situazione è particolarmente grave nel sud, dove la disoccupazione può superare il 15%. Le donne e i giovani presentano i più elevati tassi di disoccupazione. Negli anni passati, alcuni hanno sostenuto che il rigido mercato del lavoro è stato un disincentivo alla creazione di posti di lavoro. Dopo la decisione di una serie di misure impopolari riguardanti la flessibilità, l’occupazione è leggermente migliorata, ma vi sono stati numerosi casi di aziende che hanno abusato di queste misure in vari modi, al fine di costringere i dipendenti a lavorare più ore rispetto al consentito dalla legge, e di fornire posti di lavoro meno sicuri. È presente inoltre, una presenza significativa di economia sommersa, soprattutto nel Sud dove viene alimentata in parte dall’elevato tasso ufficiale di disoccupazione, assorbendo un numero sostanziale di persone, con bassi salari e senza nessun tipo di assistenza sociale e sicurezza.
I sindacati sostengono di rappresentare il 40% della forza lavoro. La maggior parte dei sindacati italiani sono raggruppati in tre grandi confederazioni: la Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL), la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL) e l’Unione Italiana del Lavoro (UIL), che insieme comprendono il 35% della forza lavoro. Queste confederazioni in precedenza sono state associate con importanti partiti politici (rispettivamente il Partito comunista italiano, la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano), ma hanno formalmente chiuso tali legami. Al giorno d’oggi, questi tre sindacati spesso coordinano le loro posizioni prima di affrontare la gestione del governo. Queste tre principali confederazioni, hanno un importante ruolo consultivo a livello nazionale nelle questioni sociali ed economiche. I loro principali accordi raggiunti sono: una patto riguardante la moderazione salariale firmato nel 1993, una riforma del sistema pensionistico nel 1995, e un patto per l’occupazione, l’introduzione di misure per la flessibilità del mercato del lavoro in zone economicamente depresse, nel 1996. CGIL, CISL e UIL sono affiliati della FPCGIL. Dei tre sindacati, la CGIL è il più grande. La CGIL nel 2002 è stata capace da sola di organizzare una manifestazione con tre milioni di persone a Roma.
Le imprese italiane sono rappresentate dalla Confindustria, la principale organizzazione rappresentativa delle imprese manifatturiere e di servizi in Italia.
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